Comune di Camino al Tagliamento

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Nei Luoghi di Ippolito Nievo

Questo itinerario propone una lettura dei valori ambientali e culturali del territorio di Camino al Tagliamento, secondo una traccia tematica riferita allo scrittore romantico Ippolito Nievo (1831- 1861). Molti degli aspetti e ambiti da lui descritti sono ancora ripercorribili e riconoscibili almeno nei tratti essenziali.

L’Itinerario

villa

Il percorso inizia a Gorizzo, dove si trova un complesso di notevole rilievo storico ed artistico, che è la Villa Colloredo - Mels, con la sua chiesetta, all’inizio della via per Camino. Il poeta friulano Ermes di Colloredo (1622- 1692), uno degli antenati di Nievo in linea materna, era particolarmente affezionato a questa dimora, e ci ha lasciato dei versi pieni di ammirazione per la bellezza del parco che si estende dietro questa villa. Il Nievo ricorda i suoi soggiorni in questo edificio, ospite di Elisabetta di Colloredo, sorella della nonna materna, e di suo figlio Ermes Mainardi, che coltivava sentimenti patriottici come lui.

borc

Di qua lo scrittore si allontanava per lunghe passeggiate nei dintorni, nel territorio dominato dal fiume Varmo, fermandosi in zona a lungo e molto volentieri, come sappiamo da diverse sue lettere.

Proseguendo in direzione del capoluogo Camino al Tagliamento, l’itinerario si concentra su due punti: il "borc dai siors", oggi via Tagliamento, dove all’attuale n.19 abitava Antonio Giavedoni, amministratore dei beni di Nievo, suo confidente ed amico. Resta ancora lo stemma dei Giavedoni, che ritrae proprio un ’gjavedòn’, quel pesce di fiume, sul quale Nievo ferma la sua attenzione nel racconto "Il Varmo", scherzando sulla moglie del mugnaio, Polonia, che ne era ghiottissima.

C’è poi l’antico municipio, edificio che merita una sosta. Fermiamoci ora nei paraggi, sulla via per Pieve di Rosa, dove desideriamo segnalare un affresco murale popolare, con un’immagine di Madonna che ricorda quella della antica Pieve di Rosa, anch’essa oggetto di cenni da parte del Nievo, che la ricorda nel Varmo e aveva iniziato un racconto ad essa dedicato, rimasto interrotto.

Ritorniamo ora a Camino, per prendere la breve via che conduce all’antico mulino di Glaunicco, al quale è legata la parte fondamentale della vicenda narrata ne "Il Varmo"; oggi quanto ne resta è incorporato in un ristorante, che conserva gelosamente, e con orgoglio, i ricordi letterari che hanno reso famoso il mulino.

Pochi metri più avanti, lungo uno dei più incantevoli tratti del Varmo, sulla via che conduce verso Gradiscutta, sorge il ponticello, del quale dice Nievo, che crollava spesso sotto l’impeto del Varmo.

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acciamo ancora poche decine di metri e, presso la confluenza del fiume Marzia col Varmo, ci troviamo di fronte ad un ambito naturale eccezionalmente bello. E’ possibile che l’immagine del “bel luogo” di cui scrive Nievo, dove i due bimbi del mulino di Glaunicco vanno a giocare, sentendosi ammaliati dalla magia della natura, sia stata suggerita da questa oasi di acqua e di verde. Il percorso continua nel comune di Varmo. In particolare in località Mulino di Gradiscutta e Priorato. Nei luoghi di Ippolito Nievo è tratto dalla miniguida Itinerari Nieviani del Friuli, di Emilia Mirmina

Note sul Territorio

La zona a sud di Codroipo, ricca di ville e borghi storici, di mulini e di acque di risorgiva, è stata meta di assidue frequentazioni da parte dello scrittore Ippolito Nievo, attratto, oltre che dalla presenza di amici e parenti dimoranti in questi paesi, soprattutto dalla bellezza dei luoghi e del paesaggio. Le sue impressioni, documentate in numerose missive inviate ai suoi corrispondenti, sono state poi trasfuse in immagini letterarie giustamente ricordate dagli estimatori delle sue opere, in particolare della novella "Il Varmo" e del romanzo "Le Confessioni di un Italiano".

La sua attenzione è rivolta specialmente ai paesaggi fluviali, il Varmo e il Tagliamento, alla mobilità dell’elemento acqueo che anima il silenzio e l’immobilità della campagna; ma lo attraggono anche le ville aristocratiche e la semplice vita dei contadini. Rimangono ancora molti elementi di pregio di quel paesaggio ottocentesco, ed un percorso in un territorio che conserva queste testimonianze del passato può diventare un’occasione di piacevoli scoperte.